Il referendum? Gli italiani son serviti!

SONO PER IL "SI" O PER IL "NO"...

...ma concettualmente in un significato diverso da come lo hanno proposto i politicanti.  

Alla chiamata per il parere sul Referendum Costituzionale io voterò! 

Questo è certo, ma come e perché è un altro paio di maniche!

Per quali principi? Ora cerco di spiegarvelo!

Guardiano il nostro eventuale voto sotto un diverso aspetto e consideriamolo con un'altra visuale prospettica che non sia quella dei vari partiti o partitucoli, movimenti o movimentucoli; opinionisti di destra e di sinistra che sono bravi solo ad indicarti di mettere un "SI" oppure un "NO", secondo dove mietono il grano, ma non ti raccontano mai le ragioni vere per cui dovresti farlo!Intanto incominciamo con il dire e lo sappiamo tutti benissimo, che è un referendum confermativo il che significa che, in ogni modo, sarà valido comunque perché, come invece richiesto per quelli abrogativi, non occorre raggiungere il 50% più uno. 

Vedete? Già un punto fatto ad hoc per essere sfavorevole all'Italia democratica!Perciò, obtorto collo, questo significa che il non andare a votare, si rivelerà solo come un atteggiamento inutile e stupido, se non dannoso, per noi cittadini che siamo i diretti interessati alla "vexata quaestio" in quanto, comunque sia, che ci andiamo o no, sempre li lo prendiamo (e questo non mi sembra poco!). 

Perciò tanto vale partecipare e far pesare le nostre decisioni.Dobbiamo esserci per portare la palla al centro e dare la possibilità di ricominciare un gioco che si è fatto pesante e pericoloso per l'Italia. 

Perché sinceramente, tutto sommato, i criteri con i quali portano avanti, se vogliamo, questo momento storico per l'Italia, mi sembrano gli atteggiamenti di quelle antiche lavandaie che, ai "lavatori" pubblici andavano, più che a lavare i panni delle famiglie bene, a mettere in moto, con chiacchiere di poco conto le quali facevano del male a molti, dei pettegolezzi che nulla avevano a che fare con lo scopo per il quale si trovavano li! 

Spaccare di fatto la Nazione in due non mi sembra sicuramente che sia, con tali presupposti, un momento democratico di confronto ma, più che altro, assomiglia ad una guerra di trincea dove ogni esercito, se non ogni generale, si è arroccato sulle proprie posizioni sferrando, ogni tanto, un attacco senza alcuna strategia dove l'unico svantaggio probabile è quello di sacrificare un poco del proprio carattere politico. Ne vediamo esempi lampanti ad ogni occhiata che diamo alla faccenda!

Consideriamone alcuni, solamente come esempi di come siamo combinati con i nostri "Padri coscritti". 

Di principio facciamoci alcune fondamentali domande di carattere generale: i partiti sono ancora sostanzialmente capaci, come soggetti sociali, in grado di organizzare una proposta di cambiamento della nostra Costituzione? 

Ed inoltre; siamo sicuri che, facendo proposte di cambiamento, difendano gli interessi di tutti e non quelli di certi gruppi sociali o economici a loro favorevoli? Oggi, quello che resta della politica, in Italia, (ma forse nel resto dell'Europa) non è altro che un codazzo di cavalieri e fanti che, nelle varie battaglie di parte, sono solamente pronti a difendere ed a sacrificarsi per il proprio leader, convinti che prestandosi a portare avanti questo gioco di inversione di potere, si mettano a loro volta al sicuro nella loro nicchia! 

È chiaro e lampante che, con questi presupposti, la loro credibilità viene seriamente messa in dubbio. Esempi concreti? Penso che tutti ci siamo resi conto di come, il "cittino fiorentino" in prima battuta, nella sua infinita arroganza e presunzione, abbia inteso portare questa riforma nella direzione personale, considerando il Parlamento alla stregua del Consiglio comunale di Firenze, come se fosse il Sindaco della situazione, ed il Governo come la Giunta da lui costituita per affiancarlo e spalleggiarlo per le direttive amministrative da dare al Comune ma poi, resosi conto che tutto aveva personalmente da perdere in una eventuale vittoria del "NO", abbia fatto marcia indietro anche e soprattutto in considerazione della agguerrita minoranza del suo partito che, cogliendo l'occasione, sta perpetrando ricatti per barattare altri aspetti che nulla hanno a che vedere con il referendum (o giù di li) e proporsi, sostanzialmente, come forza centrifuga per toglierlo di mezzo. 

E la destra? 

Sta annaspando sugli specchi con i suoi vari protettorati del "no", incapace di avanzare proposte concrete contro l'imposizione della sinistra, restando solamente sulla difensiva, ripetendo solo che bisogna spazzare via questa per rifarla tutti insieme; una posizione che potrebbe essere giusta in teoria mentre sappiamo benissimo che i tentativi fatti in precedenza, con le varie fallite commissioni, non hanno dato frutti "commestibili" e quindi una ulteriore perdita di tempo in tal senso vorrebbe solo dire strumentalizzare la situazione per non arrivare a nessun risultato apprezzabile. Incompleta e poco analizzata ma questa è la situazione che la "politucola" dei nostri pseudo leader ha messo in mano ai cittadini che devono comunque andare a votare ma, come evidenziato in apertura della chiacchierata, quasi ininfluente e perciò un momento alienante per tutti coloro che credono che questo sia un passo serio della storia della nostra Repubblica perché, "o di riffa o di raffa" i giochi sono già stati fatti per noi e la logica della comunque validità del referendum confermativo, anche con un solo "si" o con un solo "no" in più, ci ha messo tutti nel sacco.

giampiero tamburi

(perugia: social city)